Quello che i Fascisti non Dicono

L’ internet é un posto meraviglioso, e non solo perchè grazie ad esso ho scoperto Benji e Fede e un nuovo linguaggio, gravitante intorno a loro, scandito da cuoricini e altri emotikon puccettosi.
Ma vieppiù perchè, sempre grazie all’ internet, anche io ho ricevuto numerosi cuoricini, credo a seguito del mio post su Timisoara, città di notevole appeal, e il manico di piccone che evoca, anzi, per entrare in argomento: Evola.
Cuoricini da Olga, che scrive “ Hello baby, sui Carpazi Orientali fa molto freddo, per questo le ragazze sono molto calde, per non dire bollenti… “. Arf! Transilvane & Bollenti, promette bene, e aggiunge “ vorrei conoscerti meglio, credo nel vero amore e sento che potresti essere tu, scambiamoci delle foto di nudo “. Sono sedotto da tanta affabilità ma in regime di libero mercato la concorrenza é agguerrita, mi scrive Violetta: “ Ciao bello, sono una timida studentessa di italiano all’ università di Bucarest, ho gli occhi blu e vorrei parlare con te di qualcosa che ti piacerà. Non perdere tempo e scrivimi, allego foto di nudo “. E così Darina, Alexandra, Milika e altre che vogliono corrispondere d’ amore con me dopo avermi a lungo adulato, e a me piace essere adulato, ma anche le foto di nudo.
La cosa che un po’ mi sorprende é che il post intitolato a Timisoara non era propriamente un inno all’ amore cosmico, al contrario, lo definirei piuttosto dolcemente discriminatorio, o emotivamente segregazionista, o delicatamente razzista, é difficile spiegare, certe giornate amare, lascia stare…
Ma l’ epistolario amoroso cui ha dato seguito avvalora un’ idea che rimugino da tempo: bisogna riscrivere la mitopoiesi razzista perchè il razzismo é una cosa troppo impegnativa per lasciarlo fare ai fascisti che, vorrei parlarne solo bene, ma insomma, é gente che va a montare la guardia alla tomba di Mvssolini a Predappio, e allora perchè non un po’ di frotting sul sarcofago di Tutankhamon? Cioè, dico, Tutankhamon, a cui si deve l’ edificazione di Karnak e Luxor, mica la solita bonifica dell’ Agro Pontino a opera del Dvce. Che poi, per prima cosa, se confondi la v con la u dovresti consultare un bravo logopedista invece di presidiare un cimitero della provincia di Cesena.
Per non dire dello stitico immaginario di Salvini, tenuto insieme da slogan primordiali e ripetitivi, che a giudicare dai sondaggi non convincono più nemmeno i suoi sostenitori padani, mentre il razzismo potrebbe diventare un esercizio creativo, fucina delle arti, gran vanto del ministro dei beni culturali Dario Franceschini ed eccellenza del made in italy da esportazione come già la mafia, il cattolicesimo apostolico romano e prossimamente, si spera, Benji e Fede, cuoricini a seguito, un biglietto di sola andata perfavore.
Nessun impegno da parte vostra, costo zero e possibilità di recesso, mi faccio carico io di tutto, ho già il nome per la nuova corrente artistica: New Italian Epic Fail, e di seguito vi espongo i contenuti.
Pronti, pontida, via!
Il problema del razzismo tradizionale, da rottamare, é che i soggetti dello storytelling non generano ispirazione: cantami, o Diva, del pakistano in fila alla mensa della Caritas l’ ira funesta… no, non funziona, proviamo a cambiare soggetto, come già sta facendo il M5S puntando il dito sulle ONG. Noi invece optiamo per, chessò, i dentisti, bene, e ora ripetete con me: “ i dentisti? aiutiamoli a casa loro! “. Ed eccovi proiettati in un appartamento del centro, ampio, luminoso, ben arredato. Il dentista, impeccabile in un completo di fustagno pettinato, inclina leziosamente il capo e, sorseggiando un vino gran riserva da un calice soffiato per lui direttamente da un maestro di Murano negli alloggi della servitù, sussurra: “ mmhmm, prova più a sinistra “ mentre voi, per aiutarlo a casa sua, in cima a una scala, direzionate assecondando i suoi desideri il faretto che illumina il trittico di Bosch testè acquistato con rilancio milionario ad un’ asta di Sotheby’ s.
Vi garantisco: le dita come stregate scalpitano sulla tastiera, le parole si mettono in fila da sole, la sindrome del foglio bianco è plausibile al pari della convocazione nei Chicago Bulls di Renato Brunetta. Novello Apollo, il dentista, é musegète, colui che conduce le Muse e, ancora come Apollo, dòxos, l’ impenetrabile. Don Draper, Lady Macbeth, Darth Vader, Selvaggia Lucarelli al confronto impallidiscono.

forse non dovevi dire al dentista di tuo figlio che gli avresti bucato il gommone in alto mare
anche perchè il gommone del dentista si chiama yacht e se ti avvicini ti spara col fucile del tiro al piattello

Vai a gridare o-ne-stà in faccia al dentista quando ti propone 900 con fattura o 400 senza, e poi torna a languire in un fetido sottoscala sulla riva sinistra della Senna, che non c’ é arte senza bohème.
Ma per coerenza, purtroppo, non posso istigarvi all’ odio nei confronti dei dentisti essendo io l’ autore di un ciclo di novelle per l’ infanzia raccolte sotto il titolo “ Un Dentista per Amico “, ispirato alla figura di Raimondo Pinego, dentista personale di Mogol e Battisti, immortalato nel verso “ ti amo forte e debole Pinego / che tràpani incisivi con sussiego “, emendato a seguito delle pressioni della lobby demo pluto dentistica dei saviani di Sion presieduta da George Soros, che é l’ amante segreto di Laura Boldrini e nelle sere tempestose, le porta delle rose, nuove cose, e lei gli dice ancora un altro sì.
Davvero: il complottismo dispensa stati di diffuso benessere fisico, peccato che causi il cancro alla bocca e alla gola, attacchi cardiaci e nuoccia gravemente a te, ai tuoi figli, alla tua famiglia. Non iniziare!
Quindi cambiamo obiettivo, magari qualcosa di più etnico, e illibato, che non sia mai stato esecrato da nessuno prima. Ci sono: gli svizzeri, che non vengono brutalizzati neanche dalla loro stessa polizia.
Una volta, in una città svizzera che non ricordo – tanto sono tutte uguali con la statua dell’ inventore del bancomat nella piazza centrale e i mendicanti che accettano l’ elemosina in valute diverse – era forse Losanna, mi aggiravo gonfio di birra nella notte alla ricerca di un riparo dove pisciare con veemenza. Vedo un portone affacciato su un giardinetto che garantiva una certa privacy. Sbottono la patta e spalanco le cateratte dell’ alluvio mesopotamico. Alle mie spalle una voce: “ escüsemuà, messiè…”, il commissario di polizia esprimeva il suo disappunto per avermi sorpreso a pisciare sul portone della questura.
In italia mi avrebbero cooptato per una ricostruzione improntata al neorealismo dei fatti avvenuti in piazza Alimonda, eppure gli sbirri italiani non guadagnano neanche la metà dei loro colleghi svizzeri, ma ci mettono la passione.

essi sono orgogliosi del legno svizzero, avendoci i buchi nel formaggio, ritengo

Le ragioni del nostro biasimo siano ispirate allo scarso contributo elvetico alla storia dell’ arte mondiale. Lo dico con altre parole: “ Addio Lugano Bella “ fa schifo al cazzo.
A fondamento di ciò l’ incompatibilità tra arte e politicamente corretto. Lo dico con altre parole: qualcuno di voi ha mai visto un film diretto da Walter Veltroni?.
Ecco, si faccia il caso della cinematografia, delle arti la più accessibile – se vi si dedica anche il Veltroni… – e simuliamo una sceneggiatura di ambiente svizzero.
Non un film di quelli sbaciucchiosi, direi, che “ Regula ti presento Hans-Peter “ respinge già al botteghino, pittosto un poliziottesco, titolo: Zurigo spara, l’ ispettore Camenzind richiede una perizia balistica.
Si comincia con un bell’ inseguimento automobilistico. A 40 km/h perchè é un giorno feriale e i bambini attraversano le strade per andare a scuola. I malviventi sono dei merlettai di San Gallo perchè é scorretto attribuire comportamenti criminogeni a gruppi etnici diversamente ariani.
In verità anche i merlettai sono intimamente buoni, agiscono contro la morale perchè sotto ricatto di zombie o alieni o altra specie non protetta da associazioni di categoria. Propongo degli zombie alieni in divisa da SS provenienti da Marte su astronavi carburate ad olio di palma – ah, no, altrimenti la Nestlè si incazza – allora dormienti negli abissi di acque internazionali. Li aveva messi lì Hitler per rappresaglia se avesse perso la guerra affidando loro, per soprammercato, la ricetta della birra senz’ alcool. Diabolico il vecchio Adolfo. Ma torniamo – a chi la vittoria? – a noi!.( cazzo, davvero, la retorica razzista é una pacchia, vi invito a un giro di giostra ). I merlettai sotto ricatto zombie si infilano in una strada senza uscita che però, faccio notare, era irreprensibilmente segnalata 150 metri prima, come da codice stradale. Le forze in campo si preparano per una sparatoria senza esclusione di colpi: i merlettai misurano che le distanze siano aderenti al codice olimpionico stilato da de Coubertin mentre gli sbirri compilano moduli declinanti responsabilità di eventuali danni alla proprietà privata di parti non in causa…
Il pubblico in sala rivendica a gran voce il diritto all’ eutanasia, il film era cominciato da appena due minuti.

Sì, lo so, sono stato torrenziale, a riprova di quanto sostengo: il razzismo, inesplorata cornucopia di ispirazione, non lasciamo che a gestirlo siano dei mentecatti.

abbiamo troppa fantasia, e se diciamo una bugia, é una mancata verità, che prima o poi succederà