Fenomenologia di Julio Iglesias

se mi l' hashishLo immaginavo ormai arreso, nelle fauci dell’ autocommiserazione tipica di chi, nel pieno della sua maturità, ha duettato con Diana Ross. Magari in una di quelle cliniche sulle alpi svizzere accudito da AAA abacanti abacinanti selezionatissime infermiere, una cosa tipo La Montagna Incantata di Thomas Mann riveduta e corretta da Umberto Smaila. E invece scopro che è lanciato alla conquista del mercato cinese.
Ma più di tutto avrei giurato sul definitivo tramonto della sua mitopoiesi che dopo aver imperversato negli anni ’70 ci ha traghettato negli ’80 per regnare sovrana e poi spegnersi in sinestesia con la morte delle ideologie. E ancora sbagliavo.
Eppure è più di un anno che assisto alla proiezione tautegorica a reti unificate della Weltanschauung che consacrò a suo tempo il micione madrileno, temo di essermi lasciato fuorviare dalla fricativa glottidale sorda, comunemente detta ” C Toscana “, e dal giovanilismo affettato degli arredi alla Leopolda.
Perché questo errore non si ripeta proverò a tracciare uno studio dei princìpi essenziali in modo da riconoscere anche le versioni periodicamente aggiornate.
Julio Iglesias è in primo luogo un interprete, mestiere non facile come stanno apprendendo tante promesse non mantenute dei vari talent show.
Il successo di un buon interprete si deve alla scelta di un repertorio che sia organico all’ immaginario che si vuole trasmettere e assimilabile alla percezione dell’ Ego als Prinzip der Philosophie predicato da Schelling.
Un buon esempio è Patty Pravo che si costruisce una reputazione di ragazza anticonformista in virtù, anche, del musetto strafottente. Julio perfeziona questa formula che lo porterà al primato dei dischi venduti nella categoria artisti latini, cioé non anglofoni.
L’ epifania è nel fortunato esordio con il brano La Vida Sigue Ugual in cui si delinea il contorno dell’ uomo dalle brucianti passioni, incolpevole vittima di un incidente di percorso, che viene a perorare un orgoglioso riscatto. La figura femminile appena abbozzata nella canzone è l’ ubertragung nell’ altro da sé, ” l’ elemento vitale solo in quanto contiene in sé la contraddizione, acquistando la pulsazione immanente dell’attività e della vitalità ” ( F. Hegel, Wissenschaft der Logik ). Ed è ciò che consente il transfert identificativo dell’ ascoltatore come dell’ ascoltatrice.
Assistiamo al compimento del tema letterario che ha percorso il ‘900, da Stevenson a Kafka a Pirandello, del personaggio e del suo doppio e che in politica matura nel mutuo antagonismo tra lo Statista e la minaccia dello sfascio , di volta in volta: i comunisti, la magistratura, i boiardi da rottamare, i sindacati, la bundesbank.
Esordio fortunato o pianificato che sia la squadra che vince non si cambia e Julio, un passato da portiere di riserva del Real Madrid, lo sa; l’ epopea narrativa quindi si dirige sempre al medesimo indirizzo con pochissime eccezioni: un ritratto di donna ad acquerello ( Manuela, occhi grandi come il mare / prendere o lasciare… hey, ma è Maria Elena Boschi!), l’ inno ufficiale della doppia natura dello spirito ( Sono un Pirata, Sono un Signore ), anche troppo burbanzoso ma ideale da cantare a 160 Km/h sull’ autostrada con gran sfarzo di parapapappà. E l’ evergreen internazionale ( Pensami / Jùrame ) scritta nel 1926 da Maria Grever, la regina messicana del bolero, prediletta da Cole Porter e da Ella Fitzgerald.
A tutto ciò si accompagna la piena padronanza del mezzo televisivo. Guardiamo insieme questo video del 1976, quando ancora il suo epigono più illustre si baloccava con mattoni e calcestruzzo alle porte di Segrate.

– a dettare la regia è Julio con lo sguardo che cerca la telecamera attiva. Anche quando si rivolge al pubblico dell’ arena è sempre a favore dell’ inquadratura. Espressione intensa con palpebra a saracinesca all’ appuntamento coi primi piani ravvicinati.
– dettaglio da non trascurare, l’ outfit uguale a quello della copertina del singolo che ho pubblicato in testa. Perché qui non vi stanno vendendo una canzone bensì uno stile di vita. Questa figura in retorica si chiama perissologia e serve a inculcare l’ uditorio a colpi di pleonasmo.
– body language: per ben 4 volte un accenno di inchino col capo seguito da sorriso beffardo, pantomima della Gasconnade immortalata in questo passo del Cyrano, manuale di seduzione d’ antàn.
– il brano dura tre minuti, e non in omaggio ai Ramones. Nel pur angusto spazio il ritornello è ripetuto due volte con raddoppio di strofa nella struttura del distico epodico (AAB) caratteristico del coro della tragedia greca. La valigia sul letto dell’ incipit ritorna in coda con grande esprit geometrique. Il tessuto è quello della fiaba: minimo spessore dei protagonisti, tetragoni dei Due Eterni Contendenti, e dinamica serrata dell’ azione. Ipotesi di lieto fine.
Se Mi Lasci Non Vale è il manifesto ideologico della Monade Bicefala, il Leviatano che si autoalimenta delle proprie contraddizioni e la rarefazione della scrittura raggiunge vette Hemingwayane.
Il vuoto si presta all’ interpretazione soggettiva, è l’ altisonante promessa sfumata ai margini che il buon borghese incline all’ ottimismo deve innervare di energia propositiva. O, come dice Julio: si può arrivare alle stelle / dicendo un semplice sì.

( di prossima pubblicazione: affinità ideologiche tra le Brigate Rosse e lo Zecchino d’ Oro )

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