Caro Chevalley,
non sta quasi più nelle mutande la giornalista del CdS annunciando il ritorno del vintage sulla scia del grande successo del film “The Artist” e l’ estetica retrò, apprendo, spopola persino tra le app con hipstamatic e il photo sharing di Instagram.
Anche le ultime notizie, in effetti, hanno un gusto antico: la rivolta dei forconi, messe di riparazione in latino (qui, si scrolli tutta la pagina per una intensa esperienza paleocristiana), a Pitti Uomo si rispolverano martingale e pantaloni alla zuava, fino all’ estrema entelechia – oh, sì, entelechia, prossimamente tra le parole più taggate della blogosfera con enfiteusi e illecebra – del bastimento naufragato con corredo di capitano di vascello affetto da deficit di accudimento, virate a babordo, onori e inchini e la bionda filibustiera dai facili costumi sulla tolda. E’ il fascino dell’ uniforme e qui volevo infine portarla.
Insomma mi pare che ci manchi solo una bella guerra, per poi festeggiarne la ricorrenza, ma mica di quelle coi droni e i contractors, eh no, ci vuole qualcosa di più agée, una guerra di logoramento con umide garitte, cuori oltre l’ ostacolo, centomila gavette di ghiaccio, on the rocks, scriverebbe Severgnini nelle sue corrispondenze dal fronte per far sfoggio di cultura british, monarchica e colonialista.
Non che le guerre siano mai veramente passate di moda ma sembravano articoli perlopiù destinati all’ esportazione nei paesi dall’ economia emergente con gran sperpero di carburanti, piuttosto ce ne vorrebbe una a kilometro zero, domestica, rassicurante al pari di un ragù di carne preparato per il pranzo della domenica da una nonna impeccabile. Richiamata alle armi la popolazione maschile attiva si libereranno finalmente posti di lavoro per le donne e i giovani, come da programma del governo tecnico; unanime la partecipazione allo sforzo bellico, non esclusi notai, tassisti e farmacisti; rilancio dell’ edilizia pubblica erigendi campi di prigionia e cimiteri militari, la cittadinanza riconoscente una lapide pose, IVA assolta ai sensi di legge. Perché poi in guerra si muore, ragion per cui non gode del mio incodizionato affetto, ma non che la pace ci abbia resi immortali, giusto l’ altrieri Vincenzo Consolo, e non aveva neanche fatto il militare. Guerra purificatrice, dicevano i futuristi, anch’ essi oggetto di sfrenato revival ancorché putrefatti o forse proprio per questo, ancora tiepido il Consolo, dicevamo, ma dia tempo al tempo e vedrà.
Ecco quanto posso arguire dal mio eremo a Donnafugata sotto il firmamento di astri incuranti, a Lei, caro Chevalley, che percorre il paese e parla con la gente il compito di allontanare il sospetto di qualsi malinteso sin dal pronao del tempio.
A me di inoltrare i suoi ossequi a Paolo Stoppa e alla Cardinale, gran topa ai suoi tempi, tanto che ne proporrei una retrospettiva in occasione del ventennale della scoperta del collant contenitivo, tornato in auge così come Luca Carboni, il Terzo Polo, e il prednisolone.
Cordialmente,
Don Fabrizio™
In alto a sinistra, devozione + elettrificazione a cura di Dan Lydersen