Supercalifragilisticazzi

I miei preferiti sono gli Igbo della Nigeria tra i quali è consentito a donne di alto rango di sposare altre donne e di permettere loro di generare figli valendosi dei servigi di amanti maschili non riconosciuti. A chi devo indirizzare il curriculum?
Il matrimonio tra persone dello stesso sesso non è infrequente in Africa ma solo presso gli Igbo è possibile l’ intercambiabilità di ruoli e generi grazie a una semplice cerimonia in casi di sterilità, eredità contese, trasmissione di status sociali.
Sì, bhé, ma quelli sono dei bingo-bongo, degli incivili, potrebbe obbiettare qualcuno che indossa una felpa geograficamente localizzata, chiaro indizio di una Sindrome di Stendhal in avanzato stato da inquadrare in una sintomatologia cerebrodegenerativa ben più complessa.
Certamente, ma basta intendersi sulla nozione di civiltà: gli Igbo sanno calcolare con estrema precisione l’ orbita degli astri al servizio di un calendario impeccabile, mentre su Radio Padania l’ oroscopo segue il notiziario delle 7:10 e non saprei dire quale dei due è il meno attendibile. Ogni sabato alle 21 poi trasmettono ” Alpini Padani “, che mi ha ispirato una variazione del waterboarding con la polenta taragna, servire bollente.
Ma veniamo pure a qualcosa di più vicino a noi: il bratstvo russo, la zadruga slava e la maisnie francese, composte dall’ antenato o dai fratelli sopravvissuti con le loro mogli, dai figli sposati e le figlie nubili e così via fino ai pronipoti. La famiglia allargata non l’ ha inventata Ozpetek. In alcune zone dei Balcani il ruolo di capofamiglia poteva attribuirsi ad una donna, la Burnesha ( Vergine Giurata ), riconosciuta giuridicamente dalle istituzioni cristiane, ortodosse e musulmane del territorio.
Quello che intendo dire è che la famiglia ha una formazione variabile a seconda dei contesti sociali e culturali, delle contingenze e di interessi economici.
Il paesello qui vicino è stato recentemente scosso da grande scandalo per la rottura di un fidanzamento ineluttabile. Figli unici di agricoltori con i poderi confinanti sono stati indotti sin dalla più tenera età a fare coppia. Non c’ è bisogno di calci e pugni, basta assecondare la naturale predisposizione dei bambini, poveri fessi, a compiacere i genitori e il loro istinto a scimmiottare, in quanto scimmie glabre, le abitudini sociali degli adulti. Se mi chiedessero quale parola eliminare dai vocabolari di tutto il pianeta credo proprio che sceglierei ” abitudine “. Poi un giorno hanno aperto gli occhi, si saranno fatti una bella risata, e ognuno per la sua strada a seguire i propri gusti ed inclinazioni e vaffanculo al latifondo.
L’ ultimo esempio dovrebbe aiutarci a capire quanto scritto a tal proposito da Claude Lévi-Strauss e cioé che ” ci troviamo di fronte al paradosso per cui sebbene il matrimonio crei la famiglia è la famiglia, o meglio le famiglie, a creare il matrimonio per stabilire vincoli tra loro “. Pubblicato in ” Man, Culture and Society ” della Oxford Press nel 1959 dovrebbe essere oramai largamente recepito e invece pare di no e me ne dolgo perché questa ripulsa genera comportamenti isterici. Non saprei come definire altrimenti l’ iniziativa di un gruppo di individui radunatisi per dare fuoco a libri di fiabe gay.
Scopro così che esistono ben 49 libri di fiabe gay, un po’ poco per organizzare un falò che scaldi i 14 mila aderenti alla pagina FB dedicata, nessuno dei quali dotato di seppur minime competenze in esegesi letteraria.
A parte che non dev’ essere il realismo ad alimentare la trama delle fiabe: sia dato il caso di Cappuccetto Rosso e la nonna che, estratte vive dallo stomaco del lupo, ballano e cantano invece di fondare subito un culto escatologico basato sulla resurrezione dei corpi, come farebbe qualsiasi persona giudiziosa. Ma è la vicenda stessa della nonna, anziana e cagionevole, segregata in una casa nel folto del bosco infestato dai lupi, che non depone a favore del primato morale della famiglia cosiddetta tradizionale.
Delle fiabe classiche io ricordo un’ iconografia di matrigne crudeli, padri fraudolenti e orfani allo sbando. Colgo l’ occasione per esprimere il mio cordoglio a Bambi e ribadire l’ involontarietà dolosa, comunque adesso ci sto molto più attento quando spengo una sigaretta nel bosco.
E gli orfani anche quando venivano adottati da consanguinei, come nel caso di Cenerentola, era solo per subire nuove e più umilianti vessazioni.
Facciamo dunque luce sui rapporti ambigui che legano i 7 nani. Secondo me sono trombamici che non disdegnano, in presenza di una coscialunga del calibro di Biancaneve, una rapida incursione sull’ altra sponda. Ci ho messo anni a capire che i nani da giardino esposti davanti a certe villette della Brianza sono un esplicito messaggio dei residenti al viandante occasionale a condividere ore liete in promiscuità sessuale.
E tutti quei principi azzurri in calzamaglia che neanche alla premiére del Lago dei Cigni del Bol’šoj e, per carità, Tchaikovsky sarà anche fichissimo ma per certe cose io continuo a preferire Barry White.
In definitiva a me non sembra che la famiglia monogamica eterosessuale esca un granché bene dalla narrazione delle fiabe tradizionali ma non vorrei imporre il mio giudizio e mi limito a chiedere: non potremmo vivere insieme, ognuno come meglio crede, felici e contenti?

qui sotto: gli allegri barbecue nel paese delle meraviglie

alice in w

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