Malcostume Mezzo Gaudio?

Come tutti i consumatori sistematici di bevande alcoliche io detesto la calura estiva e quindi il suo noumeno più manifesto: le vacanze intese come cessazione dell’ attività cerebrale che ha il suo apice nell’ agostana Notte della Taranta, farsa del menadismo per il sollazzo di villeggianti avidi di esotico prêt-à-porter.
Invece io, nei bui recessi di casa, sul trono scarlatto del rancore, sognando le nuvole torve che l’ estate resa gloriosa dal sole di York ha seppellito nel petto profondo dell’ oceano – ah, no, scusate, questo è il Riccardo III, però ci stava bene – insomma, in canottiera davanti al ventilatore assisto al decomporsi del canone occidentale ad opera della canicola. E devo confessare che é uno spettacolo che non delude mai.

coverart

Monumental Nobodies di Matthew Quick

Era cominciata come al solito, gli zeloti dell’ altrui decoro versus le ragazzine portatrici di short che espongono la piega inferiore dei glutei, a mio parere da inserire nel patrimonio Unesco, a furor di social #ridicole #disarmoniche #inopportune #sciatte e altri aggettivi vòlti a celare un inespresso ma latente “ … e poi piagnucolano quando le violentano “ nell’ ipocrita prospettiva del vorrei ma non pogrom. Nulla di nuovo, l’ estate scorsa alla gogna era l’ intimo che occhieggia dalla cìntola, prima ancora la rassegna degli ombelichi e così a ritroso fino al luglio del 1946, quando nell’ atelièr di Louis Rèard vede la luce il bikini. Itsy Bitsy Teenie Weenie Yellow Polka Dot Bikini.
Poi, a sparigliare, l’ avvistamento su spiagge francesi di ragazze in burkini e gli agrimensori di centimetri di pelle nuda, con balzo felino o altra specie che non conosce la coerenza, si sono trasformati in misuratori di tessuto coprente in eccesso.
Sono i benefici del vivere in una società multietnica, i cretini si smascherano da soli – “ io non sono razzista ma… “ eccolo lì, il cretino, dài, vieni, non avere paura, ti piacciono le noccioline?
Tutto il dibattito riguardante il burkini, che meriterebbe un approfondimento scrupoloso sulla sfera dei comportamenti indotti più che costrittivi, ha spostato l’ accento sull’ ultima sillaba – Libertà, Dignità, Identità – di parole con l’ iniziale maiuscola che scaraventano il valoroso, in sè ristretto e guardingo, al rischio ignoto, e mi perdonerà Torquatone Tasso se al valoroso ho omesso e tacito, che è titolo oggidì obsoleto.
Francamente sull’ argomento burkini non mi permetto di essere tranchant, ho ancora molto da riflettere, ma un episodio al termine di questa estate del mio personale scontento potrebbe indicare un itinerario di valutazione.
Tiziana Cantone, di anni 31, a seguito della viralizzazione in rete di video hard amatoriali che la vedevano protagonista, si è tolta la vita impiccandosi con un foulard, cazzo, un foulard. I media unanimi hanno titolato: “ si è suicidata per la vergogna “. Io voglio credere a un generalizzato lapsus a scopo autoassolutorio perchè in casi come questo la vergogna non c’ entra una beata fava in quanto, al netto della stucchevole reductio ad unum, il causativo peculiare è la colpa, o meglio la percezione della colpa o ancora meglio Schuldigsein, come dicono i tedeschi che hanno avuto un lungo dopoguerra per elaborare.
E andiamo a confutare sul trattore in tangenziale. La vergogna, dal latino verecundia, “ ritegno “, é un fenomeno che non valica i confini della coscienza interiore, prima persona singolare in relazione unicamente con sè stessa. Ci si vergogna per aver fatto le boccacce davanti allo specchio dell’ ascensore o per aver votato Corrado Passera nel segreto dell’ urna, comportamenti senza dubbio turpi ma che non conducono a gesti estremi. La colpa invece per generare ha bisogno di un’ esternalità, un altro-da-sè giudicante. Il Signore Dio chiamò l’ Uomo e disse “ Dove sei? “. Fa un po’ ridere l’ immagine del creatore onniscente e onnipotente di Genesi 3,9 che fruga i cespugli alla ricerca di Adamo con il boccone di mela ancora in bocca ma esemplifica l’ origine della colpa, a.k.a. peccato originale, nella relazione tra soggetto e rappresentazione di identità altra. Schuldigsein, scrive Nabert in Essai Sur Le Mal, presuppone il Verschuldung, l’ indebitamento, e di conseguenza la proiezione di una terza persona che reclama la riscossione del credito. Da cui rimorso e volontà di espiazione.
Sarebbe quindi giusto dire che Tiziana si è suicidata non per la vergogna ma per la colpa, cioè la consapevolezza che per la sua condotta, una volta resa pubblica, esternalizzata, sarebbe stata marchiata come puttana, depravata, immorale.
E una società che nega a una donna adulta la libertà di trombare come e con chi vuole senza incorrere nell’ infamia forse non dovrebbe giudicare con tanta superiorità quanti negano alle loro figlie, mogli, sorelle la libertà di presentarsi in pubblico a capo scoperto e a testa alta.