Lo Scriba

Neanch’ io resto indifferente a un mese di bombardamento panettonizio solo che i miei riflessi non sono esattamente pavloviani. Per cui anche quest’ anno, ormai è tradizione, si ricomincia con la sturiellét blasfema che digestimola.

È passato tanto di quel tempo che credo si possa parlarne senza problemi. E poi sappiamo come vanno queste cose: un esegéta oggi, un ermenéuta domani e chissà quante illazioni verrebbero a galla. Meglio allora che sia io a raccontarvi gli avvenimenti di cui fui testimone.
Mi trovavo a Gerusalemme per rivedere la stesura dell’ autobiografia di Erode Antipa che a quanto mi risulta non è arrivata ai giorni vostri e mi rincresce perché era un libro misurato ed ironico come il suo autore. Bhé, sì, riconosco che alla richiesta dei sudditi di costruire nuovi asili nido ebbe una reazione piuttosto esuberante ma a sua discolpa vorrei dire che se la sera ti gira Salomé tutta lubrica per casa poi la mattina dopo in ufficio è facile che ti scappi qualche decisione avventata.
Che si fa presto a dire strage, e comunque innocenti non si nasce, si diventa, ecco, ci tenevo a evidenziarlo.
Mi contattò allora il chief executive di una casa editrice locale per propormi di collaborare al sequel dell’ Antico Testamento, un mattonazzo – a mio parere – che aveva conosciuto una certa fortuna in Galilea a cui speravano di allargare il mercato agganciandolo al traino di un opera più glam orientata ad una platea internazionale o meno circoncisa, come disse l’ executive dandomi di gomito.
Il plot era stato affidato a quattro giovani novelist di specchiato talento ma a tratti a disagio col periodare perché va bene che in principio era il verbo ma nelle subordinate capita di doverlo rendere al congiuntivo, e in greco non è una passeggiata.
Da subito intuii le peculiarità innovative del personaggio principale, un uomo che predica l’ amore in tutte le sue forme ed è disposto a patirne le conseguenze, un’ Anna Karenina ante litteram insomma, ma a differenza dell’ epilogo tolstoiano proposi un finale aperto, in sede di contratto avevo negoziato buone royalties su eventuali adattamenti teatrali e riduzioni cinematografiche e quindi riluttavo a uscite di scena particolarmente drastiche. Non chiuderti mai del tutto la porta del sepolcro alle spalle, insegnano ancor oggi nelle scuole di scrittura creativa.
Cercammo di ridurre al minimo la presenza del trascendente, quel poco che bastava a riallacciarsi al prequel, il pubblico ne aveva abbastanza dell’ invadenza di deus ex machina e altri espedienti da baraccone, preferiva comuni mortali in cui identificarsi e per questo lavorammo a connotare Pietro, lo sporty-apostolo, Simone, il posh-apostolo e così via fino a Giovanni, il mistyc-apostolo per intercettare residui di spiritualità new age.
Dei miracoli proprio non si poteva fare a meno, un po’ a intercalare quei fervorini da neoplatonismo for dummies a sfondo didascalico, un po’ perché nella narrativa per ragazzi l’ elemento sovrannaturale non deve mancare, non è che la Rowling si sia inventata niente di nuovo, anzi vedremo se il suo maghetto avrà lo stesso duraturo successo del nostro.
Dato il target per non incorrere negli strali della censura evitammo qualsiasi allusione sessuale da riproporre poi nello spin off per adulti intitolato ” Gli Atti Impuri degli Apostoli ” che però non mi vide tra gli estensori. Fui precipitosamente convocato a Roma ad assistere un mantovano di belle speranze in una gran leccata di culo all’ Imperatore di cui non vado particolarmente fiero, più che altro per l’ ingiustificata esiguità di pecore nella trama. Perché voi lo sapete: la pecora regala tepore e scorrevolezza alla lettura ma se non sei capace lascia stare la pecora, diciamo noi del settore. Ricordo in seguito quel pur volenteroso giovane boemo, mi pare si chiamasse Franz, che si era incaponito finché gli suggerii di rinunciare alla pecora e provare, chessò, con uno scarafaggio.
Invece Luca Matteo Giovanni e Marco ci sapevano fare: un poco di pecora all’inizio per il merchandising, presepi e oggettistica da tabernacolo, e la formula dell’ Agnus Dei, primo caso di product placement editoriale, su pressione della lobby dell’ abbacchio che mirava a implementare i consumi a pasqua e natale.
Alla grande diffusione dell’ opera credo abbia anche contribuito il titolo, la Buona Novella, semplice ed evocativo. In verità io avevo proposto ” INRI ti presento Sally ” che nella redazione definitiva fu cassato in seguito al taglio della parte della fidanzata del protagonista, Sally per l’ appunto, i tempi non erano ancora maturi per una forte comprimaria femminile. E con la scena dell’ orgasmo simulato alla tavola dell’ ultima cena ci avrebbero classificato x-rated.
Poco male, con gli opportuni adattamenti il titolo lo avrei riciclato in seguito, che nella fiction nulla si crea e nulla si distrugge.