Mezzi Pesanti

E Machiavelli insegna: il fine pesante giustifica i mezzi pesanti, dove il fine pesante è la floridezza economica e i mezzi pesanti sono gli autoarticolati che danno impulso al commercio che trasferisce i beni dal produttore al consumatore che é colui che acquista al minuto che picchiò il cane che morse il gatto che mangiò il topo che per due soldi mio padre comprò.
Un investimento sbagliato, glielo avevo detto a mio padre, ma oggi non siamo qui a parlare di dissolutezze paterne bensì di un capitolo trascurato del consumismo: il camionismo.
Dopo anni di misantropia stanziale ho dovuto rimettermi in viaggio e in viaggio, é risaputo, ci sono i compagni di viaggio. Nella penisola solcata da rotabili il compagno di viaggio più diffuso per mia recente esperienza é il camionista, questo sconosciuto – ancora per poco.
Non so se per simbiosi con il suo strumento di lavoro o ab ovo ma la caratteristica principale del camionista é un evidente ispessimento ipertrofico della coscienza, intendo dire che un camionista, a parole, non é solo sincero, é molto sincero, nè mai generoso, ma molto generoso e non si dica che odia la polizia stradale, la odia tantissimo, come lui nessuno al mondo.
Da parte mia posso testimoniare che è molto pignolo, ai limiti della tolleranza, per quanto riguarda il rifornimento di carburante: é capace di uscire al casello e inerpicarsi su tornanti pedemontani per raggiungere un remoto distributore sul cocuzzolo dell’ Appennino dove si risparmiano 0,5 centesimi al litro. Destando in me perplessità sull’ effettivo ammortamento di spesa nel complesso dell’ operazione e notevole nervosismo tra le mie pecore sballottate dalle curve nel rimorchio.
In questo contesto é logico che tra camionisti assuma parvenze fideistiche la mappatura delle “ pompe bianche “, distributori unlabeled oasi del risparmio. Una sera a un bivacco, durante uno scambio di informazioni tra professionisti, ho azzardato il battutone: – “ Ma le pompe bianche sono i rapporti orali con seguaci del ku klux klan? “. Non fosse intervenuto il mio Personal Truck Driver mi avrebbero buttato nel fuoco perchè i camionisti sono permalosi, anzi, molto permalosi.
Se il tema dominante riguarda l’ andamento dei prezzi del greggio le formule linguistiche dei camionisti si distinguono per la prevalenza di prolegomeni, dei quali il più diffuso é: “ io non sono omofobo, rispetto le donne e non sono razzista, ma…” Ma che? “ niente… che al distributore di Varano de’ Merchesi, uscita Parma sud, la nafta sta a 1 euro e 36 “.
E solo dopo accanite discussioni ho scoperto che per loro “ omofobo “ vuol dire “ colui che non ha paura degli esseri umani “ e i gay? “ ah, no, che c’ entra, quelli so’ froci “. Volevo ben dire.
Interlocutori naturali e, in un certo senso, confidenti del nostro sono gli addetti alle pompe di benzina, esemplari umani che meriterebbero uno studio dedicato. Bassi e grassi o alti e magri come gli stereotipi dei rivoluzionari messicani nei film di Hollywood e le suore nelle scuole confessionali, prevalentemente baffuti, idemque messicani e suore, a mio avviso depositari del segreto delle scie chimiche, abbozzano latrati comprensibili ai soli camionisti che affettuosamente replicano. Lascio Romeo e Giulietta al loro balcone e vado a visitare il casottino del benzinaio. Tra ciondoli da specchietto retrovisore, coprivolante ergonomici e varia gadgettistica in vendita noto un’ intera parete dedicata ai deodoranti da auto, ne avrò contati almeno quaranta diversi tra loro per dimensione, colore, aroma e metodo d’ aspersione dell’ aroma.
Ho una naturale predisposizione alle domande stupide, le seguenti: a cosa servono tutti questi deodoranti? forse che gli italiani in automobile friggono salsicce? Da cui l’ espressione “ i bisunti della strada “ – ah!ah!ah! – no, dai, non buttatemi nel fuoco, adesso torno serio.
Mi sono arrovellato per giorni, ho studiato gli automobilisti dietro i parabrezza fumé e finalmente ho capito: ignari di quante mutilazioni abbiano subìto gli ardimentosi scienziati che contribuirono all’ invenzione e perfezionamento dell’ alzacristalli elettrico, stigma del progresso, gli italiani viaggiano in automobile con i finestrini ermeticamente chiusi a godersi quell’ aria condizionata, non di serie, che hanno pagato a caro prezzo. Va da sè che in ambiente angusto e chiuso, complice lo sforzo nella tensione della guida e magari la presenza di bambini, si producano odori sgradevoli da debellare con massicce dosi di deodorante. Io, che sono un po’ vintage, rimpiango i deflettori di cui allego immagine per i millennials.

nuova archeologia

I camionisti invece sono all’ avanguardia e sfoderano con orgoglio smartphone tablet e pc di ultima generazione. E ho scoperto, e non so se sia un bene, che le autostrade sono coperte da wifi gratuito. L’ effetto é che i camionisti guidano con un occhio alla strada e un occhio al display in HD che trasmette altre immagini in movimento.
Altrimenti tutto solo in cabina mi rompo i coglioni…” sostiene il camionista per sedare il mio evidente stato di panico. Bel tentativo, amico, ma io già vedo l’ hostess che invita a indossare il giubbotto di salvataggio e indica le uscite d’ emergenza.
È dell’ uomo la paura, ma più ancora il trionfo sulla paura, infine la curiosità vince e artigliato al cruscotto vado a sbirciare ciò che guarda il camionista in HD a 90km/h sulla corsia centrale.
Il camionista guarda la musica, e non ho scritto “ guarda” per sbaglio, le canzoni dei suoi beniamini vuole guardarle in modalità concerto per diversificare e per partecipare in qualche modo: – “ ci scommetti che alla prossima canzone Mark ha i tergisudore viola? “. Sì, avete capito bene, i suoi beniamini sono i Dire Straits e vi garantisco che dopo la decima versione live di Sultans of Swing ero favorevole alla reintroduzione della pena di morte.
Ho provato timidamente ad ampliare i suoi orizzonti musicali nel rispetto della manifesta propensione al virtuosismo chitarristico aggiungendo condimento ma JJ Cale una noia, gli ZZ Top troppa caciara, i Metallica sì, ma solo le ballad. Per scongiurare il peggio l’ ho dirottato sul repertorio nostrano e ci siamo ritrovati a cantare in coro i grandi successi di Gianni Morandi.
Una prece a mia discolpa: beneamato Freak Antoni da lassù tu mi perdoni / Quincy Jones e Husker Du non vi voglio offender più.
[ tangenzialmente: segnalo “ l’ Appuntamento “ interpretato dalla Vanoni su libera traduzione di Bruno Lauzi da Sentado à Beira do Caminho di Roberto e Erasmo Carlos, canzone molto camionista, come si può dedurre dal video ]
Poi su Canale 5 é cominciato Uomini e Donne e il camionista si é tassidermizzato davanti allo schermo, a 90km/h sulla corsia centrale con incursioni sulla corsia di sorpasso durante le pubblicità.
Per concludere sfatiamo un mito: i camionisti mangiano di merda, più che altro junk food dell’ autogrill ma senza abdicare alla connotazione regionale per cui le M&M’s in Emilia Romagna sono più grasse, il Toblerone in Calabria è più piccante e i Pocket Coffee in Campania sono più buoni.
Per forza di cose, l’ Italia é piccola, la mia esperienza è stata limitata e del camionismo ho grattato solo la superficie. Inviterei qualche bravo giornalista incline ad alzare il culo dalla poltrona della redazione ad organizzare un’ inchiesta: c’ é tutto un mondo da scoprire. Io, di mio, ho dato.

misteri dell’ editoria: se il camionista predilige il digitale a chi é rivolto il cartaceo?