SatiriasY

Questo, per chi se lo fosse perso, è il mio post di ieri sul tumblro.
Come potete notare è scurrile, gratuito, fariseo e lesivo dell’ immagine di un’ azienda quotata in borsa.
In una parola: satira, nel mio soverchio cimento di applicarla allo strumento digitale. E’ un un registro espressivo alquanto spigoloso da maneggiare e negletto dalla discendenza incestuosa di Brighella e Colombina, motivo per cui ho dovuto ripiegare sul settore agricolo. Perché la satira presuppone la libertà, altro termine oscuro in queste lande dove si preferisce declinarla al plurale, le libertà, invertendone il senso e così che risulti ambiguo determinare, ad es, tra libertà individuale – che consiste nell’ essere alieni da tabù e pregiudizi e il cui contrario ha partorito il mostro del politically correct- e libertà economica, pure importante, ma che si chiama indipendenza. Mi spiego.
Vieni avanti, Luciana.
La signora Littizzetto, che secondo me è lo zombie di Macario vestito da donna, sostiene orgogliosa di fare satira. Se la fa è a sua insaputa, scuola Scajola. In realtà la signora fa ben altro mestiere: il testimonial pubblicitario, nello specifico per una catena di supermercati e per una compagnia di telefonia mobile.
Questo significa che nei suoi fervorini alla camomilla con semi di finocchio non potrà mai accennare a ripetitori e attribuzioni di frequenze, trasporto su gomma di generi alimentari, offerte 3×2, etc senza emanare cattivi odori. E difatti se ne guarda bene. Un interessante caso di automutilazione a scopo di lucro per chi svolge un’ attività che non può prescindere dalla libertà di espressione. Thò, ecco un’ altro dei plurali di libertà, anche questo soggetto a interpretazioni da metereopatia allotropica secondo le quali Corrado Formigli è condannato a pagare 7 milioni di euro per aver osato insinuare dubbi sull’ ultimo gioiello prodotto dalla fabbrica automobilistica di Torino, Michigan, che stipendia lautamente Luca e Paolo, i due più noti volti della satira nostrana, per cantarne le lodi in radio, tv e su intere paginate di giornale.
Potrei infierire, che è la parte che di solito mi viene meglio, ma mi preme piuttosto una precisazione: è comunemente inteso che la satira nasca dall’ odio, al contrario è un atto d’ amore, e le parole migliori per spiegarlo le rubo al duet  Sinatra/Jobin: ” You insist my music goes against of rules / Yes, but rules were never made for love-sick fools “.
And it’ s a crooked song, ah, but all my heart is there.